Conferenza CSE

Artini: recepimento NIS? Evitare norme oppressive, distinguere tra cyber security militare ed economica

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Onorevole Artini, lei è l’unico parlamentare tra Camera e Senato che ha messo in evidenza il recepimento della direttiva NIS tra quelle previste nella legge di delegazione europea 2016-2017, presentando un articolato emendamento in Commissione. Ci può spiegare il senso dell’iniziativa?

Il provvedimento di recepimento non indicava nessun percorso se non un mero impegno nel delegare al governo la ricezione della direttiva. Avendo fatto un lavoro precedente con l’elaborazione di una proposta di legge già depositata – che implementa la direttiva nel sistema cibernetico nazionale – ho voluto indicare con forza, anche nella definizione della delega al governo in Commissione, la direzione prevista nella proposta. Ho lasciato cadere l’emendamento nel passaggio dei lavori in Assemblea con l’obiettivo di trovare una maggiore intesa.

E il senso politico?

Fino a pochi anni fa la consapevolezza rispetto alla sicurezza cibernetica era indubbiamente bassa nelle aule parlamentari, ma il lavoro fatto in questi ultimi due anni, anche grazie all’indagine sulla Cyber Security della Commissione Difesa e ad un lavoro assiduo sulla materia, ha portato e sta portando ad un consenso più ampio e informato. Per questo motivo ho definito un Ordine del Giorno che comunque indicasse al Governo la strada per il recepimento della NIS. E’ significativo che sia stato accolto dal Governo e quindi approvato. Tra l’altro è stato sottoscritto anche da un rappresentante di Forza Italia, ampliando il consenso.  Un buon auspicio per la discussione sulla proposta di legge.

La cyber security ha due aspetti fondamentali: la sicurezza strategica militare e quella strategica economica. Data per scontata l’interazione tra i due ambiti, sono trattabili allo stesso modo?

Assolutamente no, ed è la parte più difficile da affrontare in questa fase: informatizzazione e cibernetica (in senso ancora più ampio rispetto ai soli aspetti di sicurezza) hanno un impatto totale e non possono essere trattati con un unico approccio. Quella economica e di business è una componente fondamentale, se non quella principale nel mondo della Cibernetica. Per questo ho proposto la creazione di un’Agenzia Nazionale di Sicurezza Cibernetica, con una responsabilità politica diretta delegata dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Un’Agenzia che abbia la sua autonomia da strutture esistenti e che cooperi e coordini i vari mondi che compongono lo spazio cibernetico e la sua sicurezza (business, militare, intelligence e di law enforcement).

Tra l’urgenza di adeguare il paese al rischio cibernetico e la necessità di fare le cose bene, senza appesantire la burocrazia che già incombe in Italia sulle imprese, qual è il punto di equilibrio?

Il nuovo dominio cibernetico non ha necessità di norme oppressive (peraltro, perlopiù inapplicabili) bensì di un buon impianto organizzativo che metta a sistema i mondi che lo costituiscono, come detto prima: Business, Intelligence, Militare, Contrasto ad attività illecite, Formazione. Avere un’Agenzia che abbia un’autonomia regolamentare e di direttiva rispetto agli altri enti pubblici e locali è l’esperienza che i paesi più avanzati hanno già percorso con indubbi successi. Credo che questo debba essere, nella trasposizione della Direttiva nel mondo italiano, il nostro scopo in questo scampolo di legislatura.

Massimo Artini, 1974, imprenditore informatico, eletto alla Camera nel febbraio 2013 con il Movimento 5 Stelle, nel novembre 2014 aderisce al Gruppo Misto – “Alternativa libera”. Vice presidente Commissione Difesa.

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